Una testimonianza di una studentessa

“Ci sono tre tipi di paura: La paura che funge da avvertimento, la paura instillata dall’abuso o da un trauma e la paura del cambiamento. Le ultime due rendono stagnante la crescita, se non vengono guarite. Senza la crescita, manca il senso della direzione che da significato alla vita e l’intima certezza che il viaggio della vita porterà successo.”
(tratto da “Tera Mai Reiki e altre tecniche di Guarigione energetica” di Kathleen Milner)

Chiesi la padella per urinare. Avevo bisogno di fare pipì, i miei reni erano pieni di paura che doveva essere scaricata. Immobilizzata sulla barella, con il collo bloccato dal collare ortopedico, non riuscivo a vedere che il soffitto e la scritta del pronto soccorso davanti ai miei occhi.
Un infermiere mi attaccò la flebo, non so che cosa fosse, probabilmente un antidolorifico per calmare tutti i dolori che di lì a poche ore sarebbero comparsi. La padella per urinare non era ancora arrivata.
“Zia ti prego, potresti farmi portare una padella?”

Mia zia lavorava in ospedale come operatrice sanitaria e mi aiutò ad abbassarmi i pantaloni per espellere la mia paura. I miei reni gridavano e la mia vescica rispondeva a quel grido riempiendosi di liquido giallo e caldo.
Riuscii a malapena a centrare la padella, tanta era la paura che avevo, urinando con tale energia da bagnarmi i pantaloni abbassati alle ginocchia. Testarda com’ero mi sarei voluta alzare e andare in bagno ma non potevo farlo.

“Non muoverti Wanda, devono ancora farti la radiografia” disse la mia amica Sonia che era arrivata al pronto soccorso.

“Dov’è Adelina, Sonia?” chiesi con l’apprensione di una mamma che non può tornare a casa dai suoi affetti e io dalla mia cagnolina.

“Adelina è a casa, ha mangiato e ha fatto l’insulina. Stai tranquilla” mi disse lei con voce suadente ed un sorriso materno, lei che era madre di tre cani.

Lì, immobile in quella barella nel blocco del pronto soccorso, posto n. 1, non potevo fare altro che aspettare.

“Ho avvisato Alberto. Ha mandato un messaggio sul gruppo del Tera Mai e tutti insieme faremo qualcosa per te. Torno in sala d’aspetto, stai tranquilla. I pantaloni li porto via io” disse Sonia accarezzandomi il braccio, mentre prendeva i miei pantaloni bagnati di paura.

Rimasi inerme lì, da sola, con la flebo piena di antidolorifico attaccata al braccio, coperta da un lenzuolo bianco mentre sentivo i lamenti di dolore delle altre persone. Cercai di rendermi conto di quanto fosse accaduto, ripercorrendo in flash back tutto l’incidente.
Ero stata fortunata, miracolata, salvata da Dio, dai miei angeli e da mio nonno. Lo schianto della macchina che mi era appena venuta addosso all’uscita dell’autostrada mentre tornavo a casa era stato forte. Avevo visto la scena al rallentatore mentre la Ford grigio perla faceva un testacoda e poi, all’improvviso, il tempo era diventato improvvisamente veloce, talmente veloce da vedere quest’auto piombarmi addosso mentre chiudevo gli occhi gridando “Oddiooooo”.
D’istinto uscii dalla macchina per chiamare i soccorsi. Non sapevo in che condizioni stava l’altra donna che mi era venuta addosso, non sapevo come stavo io.

“Signora rientri in macchina e si sieda, poggi la testa al sedile e non si muova” mi disse la voce dell’operatore del 118. E così feci. Fu da quel momento che non riuscii più a muovermi. Vedevo, concitate, arrivare le persone, la polizia stradale, i curiosi per vedere se c’era sangue, poi in lontananza, come se fossi uscita dal mio corpo che si stava informicolendo nella parte destra, sentii arrivare l’ambulanza. Non capivo più nulla e mi ritrovai così, tutta stretta tra cinture e collare, con angeli custodi che mi chiedevano di stringere la loro mano.

Non piangevo, strano per una come me di lacrima facile. Mi centrai e cercai di mantenere la calma. Il percorso di Tera Mai Reiki che stavo facendo mi tornò utile in quel momento. In ambulanza cominciai a respirare consapevolmente, aprendo il diaframma, gonfiando quanto più mi fosse possibile l’addome per far entrare aria e uscire aria ma mi era difficile. Il personale medico mi aveva stretto troppo le cinture sul petto ed avevo difficoltà a respirare anche normalmente. Dissi loro che respiravo male e me le allentarono un po’, così potei  tornare a centrarmi e respirare consapevolmente per stare calma.
La mia mente vagava e pensavo a mia madre li fuori che aspettava notizie, così come le aspettavo io.
All’improvviso sentii una calma diversa pervadermi tutto il corpo, vidi un fascio di luce giallo oro provenire dall’alto riversandosi sul mio corpo e sopratutto dentro la mia anima. Sentii arrivare il trattamento che gli amici del Tera Mai mi stavano mandando e mi affidai a questa Luce bellissima che vedevo nebulizzare il mio corpo con scintille brillanti, penetrare nella mia pelle e bagnare tutti i miei organi interni.

“Non avrò la benché minima lesione interna, lo so… la Luce dell’Universo sta arrivando, i simboli stanno facendo il loro lavoro, l’Amore sta mettendo cerotti alle ferite… uscirò di qui sulle mie gambe anche se con qualche dolore che sarà inevitabile.”
Il dolore ci mette sempre in allarme per ricordarci una lezione.  

Come viene detto nel libro di Kathleen Milner, i tipi di paura sono tre e tutti e tre questi tipi di paura vanno accolti, ascoltati e trasmutati in lezioni per proseguire nel nostro percorso di vita.

Poco prima dell’incidente avevo cambiato casa dopo trentadue anni vissuti in quella casa che mi aveva visto sbocciare da bambina a donna, ci entrai che avevo otto anni e ne sono uscita a pochi giorni dai miei quaranta. Ero terrorizzata di tutto, persino dei pensieri che avevo perché credevo che avrei trovato i miei incubi ad aprirmi la porta della nuova vita.
Grazie però al  percorso che sto facendo con il Tera Mai riesco a gestire le mie paure e laddove la mia mente va in black out, chiedo ai miei amici e al mio master di aiutarmi, di darmi una guida, un aiuto. I cambiamenti, i traumi, gli abusi, gli avvertimenti che sentiamo nella pancia sono cose da tenere in considerazione ed è per questo che ho imparato a sedermi e ad ascoltare cosa dice la mia paura. Ci parlo come se fosse un’amica e laddove credo che lei sbagli, le dico il contrario di quello che lei grida, sì perché la paura vuole bloccarci, non farci andare avanti, vuole che noi rimaniamo suoi prigionieri.

Ho deciso di spezzare queste catene il 21 dicembre 2018 iniziando questo percorso nell’energia dell’Universo e anche se la paura continua a farmi visita, non mi fa più così paura. Non la guardo più con gli occhi di quella bambina nata terrorizzata, ma mi confronto con lei come adulta consapevole dei messaggi che può darmi – giusti, quando sento che sono avvertimenti – ma decisa a non farmi più bloccare da essa perché ora ho gli strumenti adatti per farlo… Pratico ogni giorno, un pezzetto di più, e sono sicura che il resto lo farà l’Universo perché niente viene a caso… nemmeno la paura.

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